Incontro a Gstaad con Sir Roger Moore

Ci accingiamo ad incontare Sir Roger Moore, in un esclusivo sky club per milionari, sulla cima di una montagna innevata sopra Gstaad, in Svizzera. Sembra di essere su un ambiente molto bondiano, e lo spirito dello 007 interpretato proprio da Moore aleggia intorno. Ci si aspetta che da un momento all’altro, qualcuno salti sui tavoli esterni sui suoi sci, dove in questo momento stiamo sedendo.
E’ ciò che ha fatto Moore in Solo per i tuoi occhi (in uno dei sette film di Bond da lui interpretati), o anche, piroettando sugli sci mentre veniva inseguito da alcuni sicari, come successo in La spia che mi amava.
“Sebbene ultimamente non scio più” dice Roger Moore, dando la colpa a quei teppisti sugli snowboard, che più di qualche volta lo hanno fatto cadere, e, che alla fine gli hanno fatto riporre gli sci in cantina. Ci si aggiunge anche qualche infortunio e un’età non più florida.
“Ormai ho 85 anni, non si può sciare per sempre”.
Sir Roger Moore appare più vecchio di quello che è, il suo passo non è molto sicuro, e la sua parlata, non è più chiara e cristallina. Ma la sua eleganza, ancora oggi traspare dal suo abbigliamento impeccabile, camicia, pantaloni ed un cappotto a ¾.
Mollare gli sci, è una delle concessioni che Moore ha fatto alla sua età. Altre, includono il pisolino pomeridiano, e l’intolleranza verso la sua condizione di salute generale.
“Ricordate, la definizione di ipocondria è “il solo pensiero di sentirsi male”, anche se nel mio caso, la cosa sembra essere genuina”.
La sua “ipocondria”, include una battaglia vinta contro un cancro alla prostata, nei primi anni 90. Nel 2003, gli venne impiantato un pacemaker, a seguito di un collasso patito durante una sua performance a Broadway. Nell’ultimo anno poi, ha avuto problemi di respirazione, che lo hanno tenuto in osservazione per tre settimane presso una clinica di Crans Montana, la località svizzera dove Moore e sua moglie, Kristina, passano i mesi invernali, svernando poi, nella stagione estiva, nella loro residenza monegasca.
A seguito dei problemi polmonari, e degli antibiotici presi, i capelli di Moore sono diventati radi, e ha dovuto sopportare una lunga riabilitazione per poter camminare nuovamente.
“Qual’è la cosa che una malattia ti insegna? E’ che non vorresti più sentirti male nello stesso modo”.
Come tutti sappiamo, quest’icona della cinematografia inglese, è la personificazione del fascino, con le sue battute ironiche, utilizzate spesso per proteggere la sua vita privata.
Alcuni rimorsi, o cose che avrebbe fatto differentemente?
“Sarei ingrato, se lo facessi, sono stato incredibilmente fortunato, nella mia vita.”
Moore sicuramente ha imparato ad usare l’umorismo, per poter maneggiare e affrontare particolari situazioni, anche grazie a James Bond, e ancor prima, Simon “Il santo” Templar, il personaggio con la sua vena da Robin Hood moderno, che poi è il motivo principale per il quale siamo qui oggi.
Roger Moore e suo figlio maggiore Geoffrey, sono i co produttori del rilancio de “Il santo”, assieme ad una casa produttrice ed ad una televisione americana.
La serie inglese, ha tenuto impegnato l’attore, per ben sette anni, durante gli anni sessanta.
Ha interpretato ben 126 episodi in tutto. Erano i giorni, in cui la televisione si faceva con poche risorse.
“Ricordo, durante la prima serie, di aver passato una giornata al freddo e sotto la pioggia, nel lotto posteriore di un teatro di posa all’aperto, mentre dietro campeggiava una palma, e dovevo recitare una scena ambientata in un ambiente caraibico. Un’altra volta, dovevamo fingere di essere a Parigi, quando invece stavamo in Borehamwwod High Street, e sullo sfondo circolavano i bus rossi a due piani tipici di Londra.”
L’episodio pilota della nuova serie, fino ad ora è stato girato a Los Angeles, S. Diego, ed ora Gstadd, dove Moore stesso si è ritagliato un cameo.
Sir Roger Moore, è arrivato assieme a sua moglie, suo figlio Geoffrey, la nuora e due dei cinque nipoti.
Un gruppo molto unito e stretto attorno alla figura di nonno Roger e alle sue esigenze.
In una scena osservano il nuovo interprete di Simon Templar, l’attore inglese Adam Rayner (“è giovane e bello, lo odio” ci scherza su Roger), chiosando “ogni generazione ha bisogno del suo “santo”.
La nuova incarnazione sarà più dura dell’originale, ancora oggi esempio di un epoca televisiva più innocente.
“Ai miei tempi, Simon Templar non era autorizzato a portare una pistola. Aveva un coltello ma non poteva mai brandirlo davanti al volto di qualcuno”.
Moore non è il portavoce dei bei tempi andati. Lo stesso Moore pensa che il Bond di Craig è il migliore di sempre.
“La sua interpretazione è più dura e più rude di tutti gli altri Bond. Io ero più un affascinante amatore, che un killer. Ma il Bond di Daniel è più al passo con i tempi odierni. Quando lo hanno ingaggiato, ho però pensato che fosse stata una cosa sbagliata. Non può esistere un Bond biondo. Invece è stato superbo. Un grande attore. Sono contento del suo successo, e del successo di Skyfall”.
Moore preferisce pensare al presente. Chiedetegli ad esempio cosa pensa delle donne di oggi,.
“non sono una di quelle persone che pensa che ai miei tempi era meglio. Penso che sia gli uomini che le donne siano sempre gli stessi. Cambiano i tempi e ci si adegua.”
Riguardo alle Bond girl: “ Sarebbe poco educato dire quale ho preferito, perchè lascerebbe pensare alle altre, cosa ci fosse di sbagliato in loro. Ma un affetto particolare lo rivolgo a Maud Adams, con cui ho lavorato in due film, L’uomo dalla pistola d’oro e Octopussy, e in cui ha interpretato due personaggi differenti. Cosa mi piace di lei? Era sempre puntuale, pignola. Sapeva sempre le sue battute, e adorava truccarsi e prepararsi da sola. Un’adorabile persona normale, sebbene bellissima. Siamo rimasti molto amici dopo le riprese.”
Le scene d’amore, nei film di Bond, sono sempre state molto lontano dall’essere divertenti.
“Non c’era mai molto romanticismo intorno. Spesso venivano girate durante un freddo lunedi invernale, e dovevi tenere le calze, sotto il lenzuolo. C’era sempre una folla attorno a te a guardare le riprese, e anche in questo cosa ci poteva essere di romantico?”.
Alla fine Moore a trovato la sua pace e l’appagamento con il sesso opposto.
Dovrei saperne di più riguardo un buon rapporto ed un buon matrimonio, avendolo ripetuto per 4 volte.”
Il suo matrimonio con Kristina va a gonfie vele.
“E’ un donna fantastica, ed è bello sapere che c’è qualcuno che ancora mi sopporta”.
I suoi primi tre matrimoni, sono stati imperdonabili e tempestosi rapporti.
La prima moglie, la pattinatrice Doorn Van Steyn, sposata a 19 anni, gli lanciò una teiera calda addosso. La seconda, la cantante Dorothy Squires, gli spaccò una chitarra in testa . La terza, la focosa italiana Luisa Mattioli, madre di Geoffrey, Deborah e Christian, lo spinse contro una finestra e gli lacerò una camicia.
“ Il problema, penso, è di non essere mai stato una persona combattiva. Non le ho mai contrastate fisicamente. Non lo faccio di proposito, ma per le persona che cerca uno scontro , può essere una tortura. Kristina è fantastica, perchè non alza mai i toni e non usa parolacce.”
La coppia si è sposata dopo il cancro di Moore, 19 anni fa. La malattia gli ha insegnato che la vita è troppo corta, e gli ha fatto prendere la decisione di chiudere con il suo terzo matrimonio.
“Dopo il cancro, c’è stato un periodo di sollievo in famiglia, ma sapevo che dovevo prendere una decisione, e fortunatamente i miei figli lo hanno capito ed accettato.”
Si dice che Moore abbia concluso la sua relazione con Luisa, con una telefonata.
Nel 2002, dopo aver formalizzato una separazione costata 10 milioni di sterline, Moore si è sposato con Kristina, una vecchia vicina di casa, amica di sua moglie,,dopo poche settimane .
Geoffrey ora vive a Gstaad, Christian a MonteCarlo e Deborah in Inghilterra.
“Sia io che Kristina abbiamo figli in Inghilterra, il che ci porta spesso a quella che ancora oggi consideriamo la nostra casa.”
Adora fare il nonno.
“E’ una vera delizia, sebbene non sono nella stessa posizione di come erano i miei genitori. Erano sempre presenti, durante i miei viaggi di lavoro, hanno visto crescere i loro nipoti, non hanno mai perso il contatto. Geoffrey vive in Svizzera con le sue due figlie, a due ore da casa mia. L’estate spesso la trascorrono con noi a Monte Carlo, dove vive anche Christian con i suoi tre figli. Come nonno, godi il meglio di questi rapporti con i nipoti. E quando hanno sonno, fanno i capricci e piangono, sai che ci sono i genitori a doversene occupare.”
Moore nutre ancora interresse per la politica inglese.
“Sono un conservatore, e mi piace il nostro Primo Ministro”.
Ha incontrato Cameron una vota, a Londra.
“E’ stato prima che diventasse Premier, è già allora pensavo avesse un gran fascino. Penso stia facendo un buon lavoro.”
Sebbene si sia imposto una sorta di esilio volontario, Moore si sente sempre inglese e londinese.
Il padre è stato un poliziotto, e lui è cresciuto a Stockwell a sud di Londra.
Una volta venne chiamato al telefono in Svizzera dal suo amico Michael Caine, che gli chiese cosa stesse facendo.
“Sto mangiando un toast e guardando “Dad’s Army” alla televisione. Certe abitudini inglesi non riesci a toglierle”.
Caine rimane uno dei pochi di quella cerchia di amici, assieme a Michael Winner, morto di recente.
“E’ stato un grande amico. Stavo guardando l’altro giorno una sua intervista registrata poco prima di morire. Non sembrava stesse male. E’ stato pieno di vita fino all’ultimo”.
Moore ricorda un’altra sua grande perdita, l’amico Douglas Heyward, il sarto che gli ha confezionato gli abiti durante il suo regno come James Bond.
L’eleganza di Moore è stato un simbolo al pari del sopracciglio alzato.
“Il “sopracciglio” è venuto fuori, a seguito in un intervista, dove avevo detto di avere solo tre espressioni: sopracciglio sinistro alzato, abbassato, e sopracciglia fisse. Dopo di questo sono stato marchiato come “l’attore delle sopracciglia”
Ha sempre pensato di non essere un grande attore.
Alla mia prima esperienza, il regista mi disse: “non sei un granchè, sorridi quando entri in scena.”
Moore parla delle sue esperienze sia come Bond che come Templar.
“La cosa bella è che ho sempre interpretato me stesso. Sono stato fortunato ad avere una buona percentuale di persone che mi abbiano sempre apprezzato. Ho provato a fare cose diverse, ma non ci sono riuscito”.
Al di fuori della sua modestia, l’attore, che si è formato al RADA, ha offerto comunque delle apprezzatissime performances. Il film di cui va più fierò è “The man who haunted himself”, un thriller psicologico, dove interpretava due io diversi, uno buono e uno cattivo.
“E’ uno di quei casi in cui sono stato capace di recitare”.
Moore ha maggiormente scelto film lucrativi e serie tv popolari, piuttosto che recitazioni artistiche di alto profilo.
“Anche se, al momento, potrei essere più portato a interpretare il Re Laer, invece dell’Amleto.”
Il Nathional Theatre potrebbe non essere cosi eccitato.
La difficoltà di distrarre Moore dal suo pacifico ritiro è molto alta. Moore apprezza molto il ritmo
pacato che offre la Svizzera.
“Mi piace pensare ora a dove andremo a mangiare la prossima settimana io e Kristina. Mi piace pianficare con buon anticipo. A dispetto dell’ipocondria, rimango comunque un’inguaribile ottimista”.

Fonte: Telegraph.co.uk
Traduzione di Pierfrancesco Stenti

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