I cinquant’anni di Missione Goldfinger

Proprio in questo nuovo anno ricorre il cinquantesimo anniversario cinematografico di: “Agente 007 Missione Goldfinger” (1964) il film che lanciò e consacrò in maniera esponenziale in tutto il mondo il successo di James Bond e del suo interprete: Sean Connery. La pellicola è la terza avventura cinematografica del nostro eroe tratta dal settimo romanzo scritto da Ian Fleming, fu diretta dal regista Guy Hamilton e vinse un Oscar per i migliori effetti sonori creati da Norman Wanstall. Il film approdò sugli schermi di tutto il mondo proprio nello stesso anno in cui il creatore letterario di James Bond morì per un infarto senza ancor poter rendersi conto completamente dell’enorme successo che da lì a poco avrebbe avuto universalmente il suo personaggio. La trama si delinea come lo schema perfetto determinando le tempistiche ed il susseguirsi degli avvenimenti che costituiranno il modello a cui ispirarsi in tutti i successivi film della serie. Sean Connery è perfetto nel ruolo di James Bond dando corpo ad eroe brillante, sfrontato e pienamente sicuro dei propri mezzi e con la regia di Guy Hamilton si iniziò a conferire al personaggio un carattere più distaccato ed ammiccante con i primi accenni di autoironia. In questa avventura, la grandezza dell’eroe è direttamente proporzionale alla malvagità del suo nemico che in questo caso è uno di quelli indimenticabili dell’intera serie: Auric Goldfinger in quale, ricchissimo megalomane ossessionato dal possesso dell’oro, medita un diabolico piano per contaminare radioattivamente l’intera riserva aurea americana contenuta a Fort Knox con lo scopo di aumentare il valore del metallo prezioso in suo possesso ed essere ancora più ricco. Il ruolo di Goldfinger è interpretato dall’attore tedesco Gert Frobe, grande caratterista specializzato in ruoli da generale nazista, il quale sfruttò a dovere le sue capacità espressive rendendo il personaggio unico ed ineguagliato. Frobe non parlava inglese, e d’accordo con il regista, l’attore iniziò a recitare frasi sconclusionate che misero in difficoltà Honor Blackman la sua co-protagonista di scena. Solamente dopo, venne annunciato a tutto il cast che Frobe avrebbe recitato in questo modo per tutte le riprese e che quindi sarebbe stato in seguito doppiato dall’attore britannico Michael Collins. Famoso rimane anche la “guardia del corpo ed autista” personale di Goldfinger, il temibile Oddjob interpretato dall’attore Toshiyuki Sakata nato il 1 ° luglio 1920 a Holualoa, (Hawaii), trasferitosi ancora ragazzo negli Stati Uniti dove adottò il nome più occidentale “Harold”. Oddjob, con il suo mortale cappello a bombetta contenente un’affilata lama rotante con cui era in grado di “ghigliottinare” i nemici, divenne la seconda icona caratterizzante del film dopo la donna dipinta d’oro: Jill Masterson. Il personanaggio di Jill Masterson fu interpretato dalla biondissima attrice inglese Shirley Eaton, caratterista in alcuni telefilm dell’epoca tra cui “ Simon Templar” interpretato da Roger Moore. Jill viene sedotta da Bond ma, Goldfinger la punisce facendola morire per soffocamento epidermico dipingendo tutto il suo corpo nudo con una vernice d’oro. L’immagine della ragazza dipinta d’oro divenne il simbolo e l’icona del film stesso ed ebbe l’onore di essere immortalata sulla copertina dell’illustre rivista “Life”, la prima in assoluto dedicata ad una Bond-girl. Per il suo ruolo e per la sua interpretazione Shirley Eaton, per una settimana, fu costretta a sottoporsi ad una rischiosa seduta di trucco di due ore per la celebre scena della sua stravagante morte “dorata” mentre un medico, costantemente presente sul set ne controllava ad intervalli la pressione sanguigna e temperatura corporea. La vera Bond Girl del film è Pussy Galore con il volto di Honor Blackman, la donna di cui non vengono apertamente dichiarate le sue tendenze sessuali come nel romanzo e delle quali permangono soltanto velati accenni in accordo con le indicazioni della severa censura dell’epoca. La Blackman fu la prima l’attrice più anziana nel ruolo di Bond-girl, come lo fu Diana Rigg rispetto al protagonista del suo film. La Blackman, infatti, aveva all’epoca 36 anni mentre Connery ne aveva 34. Altra assoluta protagonista del film fu l’automobile, un’Aston Martin DB5 accessoriata da mille trucchi difensivi che ancora oggi fa sognare milioni di fans nel mondo e che ognuno di noi, almeno una volta, ha sognato di possedere.

Dario “Q” Minotto

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