Vedremo ancora Daniel Craig in un quinto film di James Bond? “…al momento propendo per il no. Ma vedremo”.

LONDRA – Il suo nome è Bond, James Bond, e il soprannome potrebbe essere Casanova, per come incarna il mito del seduttore, rubacuori, playboy. Eppure l’attore che lo interpreta da quattro film – l’ultimo dei quali, Spectre, sarà nelle sale italiane il 5 novembre – lo giudica “un uomo solitario, triste e fallito” per il tipo di rapporti che ha con le donne, e si augura che il Bond da lui impersonato cambi questa immagine, anche grazie a co-protagoniste più forti e autentiche.  Daniel Craig, da alcuni anni il volto di 007, non dice che il suo personaggio sta per diventare femminista, ma ci manca poco. “Spero che la mia interpretazione di 007 non sia sessista e misogina come le precedenti”, afferma il 47enne attore inglese, intervistato dalla rivista Esquire. “Il mondo è certamente cambiato rispetto al tempo in cui Fleming scrisse i romanzi su James Bond. E io nella vita reale non gli somiglio per niente. Non è possibile cambiarlo radicalmente sullo schermo e allora l’unica cosa che si può fare e mettergli vicino delle grandi attrici e dare loro i ruoli migliori possibili”. Una filosofia condivisa dal regista dei film di 007 che hanno Craig per protagonista, il premio Oscar Sam Mendes, il quale ha sottolineato la novità di Spectre: per la prima volta Bond avrà un rapporto con “una donna matura”, la parte interpretata da Monica Bellucci, ultima delle Bond girl, categoria a cui appartenevano donne in precedenza sempre molto più giovani di lui, da Ursula Andress a Daniela Bianchi, per arrivare a Carole Bouquet, Halle Berry, Caterina Murino a Gemma Arterton.  L’infaticabile appetito sessuale di 007, nota Craig, cela peraltro una vita vuota. “La verità è che Bond è fottutamente solo”, sostiene l’attore. “C’è una gran tristezza in lui, si porta a letto belle donne ma poi loro scompaiono, lui invecchia e non mette allegria”. Sposato con l’attrice Rachel Weisz, Craig aggiunge di non essere sicuro di voler interpretare 007 una quinta volta dopo il film che sta per andare nei cinema, nonostante la fama e la ricchezza che gli ha portato: “Al momento propendo per il no, ma vedremo”. Tuttavia ammette che non gli secca più essere identificato con James Bond: “All’inizio pensavo di dover fare anche altri film per dimostrare la mia versatilità, ora ritengo che non sia poi così male essere identificati con Bond e mi limito a cercare di farlo nella maniera più vera, onesta e realistica”. Per i suoi predecessori nella parte non esprime troppa ammirazione: “Non per mancare di rispetto a qualcuno, ma il mio Bond è completamente differente, ha più spessore e significato”.

 Non tutti concordano. Lo scrittore Anthony Horowitz, scelto dalla casa editrice e dagli eredi di Fleming come autore dell’ennesimo libro che continua la saga di 007, ha criticato i film con Craig giudicando il suo Bond troppo debole: “Non voglio sapere nulla dei suoi dubbi, della sua insicurezza, delle sue debolezze, voglio solo vederlo agire, uccidere e vincere”. Daniel Craig non è l’unico 007 cinematografico ad avere un’opinione negativa su Bond. Sean Connery disse: “L’ho sempre odiato”. Roger Moore affermò che non gli piacevano “i presunti eroi con la pistola in mano”. E Pierce Brosnan confidò di averlo sempre trovato “falso e irreale”. Ma Craig è il primo ad accusare espressamente 007 di machismo. E a fare intendere che il suo Bond è diverso dagli altri con le donne. Quasi femminista.

repubblica.it

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