Ben Collins: essere THE STIG è bellissimo, ma ora lavoro per 007

Ben Collins mi stringe la mano e mi chiede com’è stato il mio volo. La sua gentilezza assieme alla mia stanchezza mi fanno pensare che sia soltanto uno dei tanti addetti stampa di Ford che sto incontrando in queste ore a Valencia. Ma un’alzata di sopracciglio mi fa accendere una lampadina: gli chiedo scusa per la risposta un po’ frettolosa che gli ho dato ma lui mi tranquillizza, «Nessuno mi riconosce senza tuta, non c’è problema».Quel gentile personaggio, in giacca di pelle, è lo stesso che odierò poche ore dopo, visto che mi farà vivere una delle esperienze più adrenaliniche e paurose della mia vita, a bordo della nuovissima Ford Focus RS, lanciata tra drift e accelerate sulla pista di Valencia.

Ben Collins ha vissuto circa sette anni dietro la tuta bianca di The Stig, il pilota perfetto, protagonista di Top Gear. Assieme ai suoi compagni all’interno del programma ha messo in scena alcune delle esperienze più divertenti e energetiche della televisione a tema automobilistico, salvo interromperle nel 2010, poco prima di pubblicare la sua autobiografia The Man in The White Suit dove rivelava di essere l’uomo dietro il casco. E ora, oltre ad altri programmi tv a tema, è lo stuntman automobilistico della saga di James Bond, da Quantum of Solace in poi.

  
Quando ti sei innamorato della macchine?
Beh, probabilmente mi sono innamorato molto presto, ma non l’ho capito subito. Avevo un go kart a pedali quando ero molto piccolo e mi piaceva guidarlo: aveva solo tre cose, sterzo, pedali e freno a mano. Quando avevo 4 anni lo portavo sempre in giro, anzi, ogni tanto convincevo qualche adulto a spingermi più forte di quanto fosse possibile solo con i pedali. Vivevo in una fattoria, ogni tanto andavo a rubare i quad e facevo qualche giro nei campi. All’inizio però volevo essere un pilota di caccia, non di auto, ma probabilmente perché non sapevo ancora che potessi fare una carriera del genere.

E poi cos’è successo?
Quando avevo 18 anni mio padre mi ha portato a correre in un circuito. Sono salito per la prima volta su un’auto da corsa, ha cambiato la mia vita! Ho fatto subito il record della pista, mi sono divertito un sacco. Sapevo di poter guidare forte, ma non avevo nessuna esperienza di corse vere. All’inizio sembrava un autoscontro, facevo un sacco di incidenti, ne ho distrutte una marea. Ma mi piaceva!

Quando è diventata una cosa seria?
Ho fatto la mia prima avventura da professionista in Formula3, perché non sono riuscito a entrare in F1. Qualche anno dopo ho fatto la mia prima 24 ore a Les Mans. Lì, all’improvviso, era tutto vero! Ero su una macchina da 800 cavalli, con un motore V10, ero nella top category di Les Mans! La cosa più figa che io abbia mai fatto. Avevo 26 anni, nel 2001. Però credo che oggi ti possa dire che a livello di popolarità, la cosa più importante sia stata la carriera in televisione. The Stig ha avuto un ruolo fondamentale, che mi ha accompagnato anche nella mia carriera nel cinema. Ovviamente nessuno sapeva fossi io, dovevo mantenere il segreto. Nel 2007 ho fatto un film con Nicholas Cage (Il mistero delle pagine perdute, ndr) e l’anno dopo ero con Bond sul set di Quantum of Solace. Era un sogno che si realizzava.

Quindi The Stig ti ha cambiato la vita?
Mi ha dato molta notorietà, sì. È un brand che le persone riconoscono immediatamente ed è molto divertente. Con il tempo si è creata un’identificazione molto strana: chi sapeva della mia identità mi chiamava Ben quando avevo la maschera e Stig quando ero senza. Il mio capo faceva così. Quella divisa ti fa sentire diverso, è la velocità al suo massimo, è un personaggio aspirazionale. È il pilota perfetto.

Hai cambiato il modo di raccontare le automobili in tv…
Penso che parlare di motori sia incredibilmente noioso, l’1% delle persone che guarda la tv è interessato. Deve essere presente qualcosa che le faccia appassionare. Ecco quello che ha fatto Top Gear, c’è sempre una storia, c’è humor, sono delle avventure che hanno a che fare con le macchine e il loro significato. Le auto restano l’unico modo di spostarsi e controllare il nostro destino insieme. Almeno fino a quando non arriveranno i robot…

  
Quando poi ha iniziato a circolare la notizia che tu fossi The Stig e che volessero rimpiazzarti, hai pubblicato la tua autobiografia. Ti penti?
No, per niente. All good things come to an end, sapevo che stava finendo il mio tempo. C’erano dei leak dovunque, uscivano di continuo notizie sulla stampa che fossi io The Stig e anche la mia pagina su Wikipedia lo riportava. Ho parlato con alcuni dei boss della BBC, visto che le notizie dicevano anche che sarei stato rimpiazzato da 4 o 5 persone diverse. Nessuno me lo diceva chiaramente, ma era ovvio che mi stavano per fare fuori. Allora ho deciso di lasciare io, alle mie condizioni. E in contemporanea volevo raccontare il mio punto di vista. Non avevo intenzione di finire per vie legali, ma la BBC l’ha pensata diversamente. Siamo finiti in tribunale, una cosa terribile e comica allo stesso tempo.

In parallelo hai iniziato anche la carriera nel cinema. Che ambiente hai trovato?
Più grandi sono le star, più facile è lavorare con loro. Sono tutti attori umili, rilassati, vogliono imparare delle cose, sinceramente. Vedere le loro performance è un privilegio unico per me. La pressione a cui sono sottoposti è quasi uguale alla mia. Proviamo per mesi un momento solo, visto che le sequenze in auto sono velocissime. Non puoi sbagliare, hai una, forse due occasioni per portare a casa il risultato.

E a volte non va tutto bene. Ci sono stati un po’ di problemi con Bond sul lago di Garda…
Quelle riprese erano durissime, della gente si è fatta davvero male. La cosa bella di certi film, in particolare di quelli di Bond, è che non usano computer o simulazioni, per fortuna. Non riuscirei a vedere dei film dove le scene d’azione sembrano prese da un videogioco. La gente ama queste cose. Prova a guardare i dietro le quinte, a volte devo rivedere i filmati anche io per essere sicuro che sia tutto vero!

Di Matteo Zampollo- rollingstone.it

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