In Austria apre il museo di James Bond che censura quel maschilista di… 007

Non c’è fine al politicamente corretto: adesso l’idea ipocrita di raddrizzare ogni torto, vero, presunto o probabile, contagia pure 007.

Sulle Alpi austriache, infatti, precisamente a Soelden, amena località sciistica già in tiro per il turismo estivo, il 12 luglio aprirà la mostra 007 Elements, all’interno di un nuovo museo interamente dedicato a James Bond, pronto a mostrare tutti i «memorabilia» della superspia britannica.

A 3.050 metri d’altitudine, però, non verrà rilasciata licenza d’offendere le nuove sensibilità del XXI secolo. Il direttore creativo del museo, Neal Callow, il quale è già stato art director di Casino Royale, Quantum of Solace, Skyfall e Spectre, noti titoli bondiani, ha precisato che lui vuole «mostrare l’eredità dei film in modo moderno e compatibile col politicamente corretto»: è prevista una retrospettiva Bond, infatti, che tuttavia non può ignorare un preciso retrogusto sessista e razzista nell’approccio del mitico seduttore lesto di mano e di Martini.

Prendi Goldfinger (1964), dove le donne vengono sbattute sul letto (con loro soddisfazione, comunque) da Bond, magari mentre provano a opporre blanda resistenza come Pussy Galore (l’attrice Honor Blackman): dà fastidio che lui parli con un collega, intanto che slaccia il reggiseno alla sua preda bionda. Via il film. Vogliamo parlare di razzismo? E allora va bandito Si vive solo due volte (1967): lì Sean Connery, che ora combatte con l’Alzheimer a New York, dove vive, si mascherava da giapponese spruzzandosi l’autoabbronzante, indossando un paio di sopracciglioni finti e una parrucca abbastanza ridicola. Ce n’è pure per gli indiani all’ombra del Taj Mahal: in Octopussy- Operazione piovra (1983), Bond/Roger Moore si aggira tra serpenti incantati dal piffero magico, ingoiatori di spade e letti fitti di aghi. Via pure Octopussy: più cliché di così si muore. E sulla montagna di Gaislachkogl, dove sorge un’installazione di 1.300 mq., su due livelli con vista sulle valli tirolesi, il mondo di James Bond viene epurato da una sua costituente tipica: una certa misoginia, mescolata a un fondo di «razzismo» occasionale. Il che equivale ad aprire un museo etrusco, però senza le tombe. Quanto ad Agente 007-Licenza di uccidere (1962), ovvero il primo capitolo della serie di film di spionaggio dedicati a Bond, come dimenticare quel «Prendimi le scarpe», buttato lì da Sean Connery a John Kitzmiller, il giamaicano «starring» Quarrel, pescatore nero arruolato dalla CIA per aiutare lo spione? Scorrettissimo, si pensa oggi. Tanto più che Bond, rivolgendosi al pescatore, smanaccia una Ursula Andress parecchio svestita. .

La mostra interattiva 007 Elements, così, si concentra sul film Spectre (2015) e sulle scene girate a Soelden, tra i ghiacci. «Riportiamo Bond sulle Alpi, di nuovo sulla neve», ha detto il regista Sam Mendes, presentando l’allestimento, che comprende una cinquantina di veicoli originali usati dalla spia.

ilgiornale.it

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