Skyfall, e’ gia’ incasso record

Come da copione il box-office statunitense in questo ultimo fine settimana è stato monopolizzato dall’uscita del blockbuster annunciato Breaking Dawn parte 2. Il capitolo finale di Twilight con i suoi 141.300.000$ esordisce in vetta alla top 10 degli incassi, batte il precedente Breaking Dawn parte 1 (138.100.000$), ma non il record della saga che resta al secondo capitolo New Moon (142.800.000$) e totalizza worldwide oltre 340 milioni. Quattro anni, cinque film e oltre 2 miliardi e mezzo di dollari per uno dei franchise più lucrosi di sempre.

Il resto del podio vede in seconda posizione 007 – Skyfall, il Bond numero 23 aggiunge 41.500.000$ al suo totale che supera quota 161 milioni, diventando di fatto lo 007 più redditizio di sempre a livello internazionale con un incasso worldwide di 669.237.000$. Il precedente record spettava a Casinò Royale che restò sotto il tetto dei 600 milioni. Una curiosità, nella classifica delle saghe più redditizie di sempre l’intera serie di Bond è terza, calcolate che rispetto a saghe come quella di Harry Potter e Twilight all’iconica spia di Fleming gli ci sono voluti 23 film e cinquant’anni per accumulare 1 miliardo e 700 milioni di dollari,

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Skyfall soundtrack without Adele breaks James Bond franchise record

Skyfall soundtrack without Adele breaks James Bond franchise record
The Skyfall album has become the most successful soundtrack in the James Bond franchise for 27 years – despite not featuring the Adele title track.

Metro.co.uk – 16 November 2012.

It debuted at number 100 in the Billboard 200 chart, the highest position that a Bond soundtrack has reached since A View to a Kill was ranked 38 in the summer of 1985.

The soundtrack is the most successful in the franchise for more than 20 years (Getty)
This is perhaps even more surprising given that Adele’s single Skyfall, which one would expect to be featured on the album, is not included, even though it debuted at 8 in the charts when it was released last week.
Instead, Skyfall is comprised entirely of the score composed by Thomas Newman.
It is also the first Bond soundtrack to enter the charts during Daniel Craig’s reign as 007, which began with Casino Royale in 2006.
The release of Skyfall marks the 50th year of the franchise and the film has received praise from fans and critics alike.
Director Sam Mendes has been credited by some with breathing new life into the characters, and with a stellar cast that includes Craig, Dame Judi Dench, Ralph Fiennes and Javier Bardem, it is no wonder.
Skyfall enjoyed the biggest ever UK opening at the box office, taking £37.2million in its first week alone.
It was also the fastest film ever to reach £50million in UK box office takings, a record previously held by Harry Potter and the Deathly Hallows Part Two.

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Le scene tagliate di Skyfall

Se chiedi a un insider di Hollywood di indicare il più famoso dei «film perduti» – le pagine di storia del cinema che il mondo non ha potuto conoscere – tirerà fuori invariabilmente Il giorno in cui il clown pianse, la discussa (e incompiuta) storia di un pagliaccio che intrattiene i bambini ebrei in un campo di sterminio, girata da Jerry Lewis 40 anni fa e vista, da allora, sì e no da venti addetti ai lavori.

Se invece chiedi a Daniel Craig il miglior «contenuto extra» che nessun dvd potrà mai contenere, lui non ha dubbi: le scene tagliate di Skyfall, il ventitreesimo film ufficiale della saga di James Bond, e il terzo da lui interpretato e diretto da Sam Mendes, appena uscito con un successo – commerciale e critico – senza precedenti per la serie.

Inutile chiedergli se in quelle scene – che al party di fine riprese sono state proiettate, in gran segreto, solo per il cast – c’è Bond che squarcia gli aderenti pantaloni Tom Ford, o Judi Dench che dice parolacce: «Volete davvero sapere che cosa succede su un set? Veniteci a lavorare», mi risponde mentre sorseggia cappuccino al bar del Crosby Street Hotel di New York. «Posso solo dirvi che quelle scene fanno parecchio ridere. Come i maghi che non vogliono svelare il trucco: vuoi sapere come funziona? Mi spiace, la magia è proprio questa. Da bambino mi piaceva essere ingannato da un trucco. Mi piace ancora».

Jeans, maglietta beige, sneakers bianche: nonostante il traffico delle 10 di mattina, Craig è arrivato con cinque minuti di anticipo e ha scelto un divanetto vicino alla finestra. Anche dal vivo, gli occhi sono di un blu davvero sorprendente. Meno di tutti gli piace parlare delle controindicazioni della fama: una riluttanza alla lamentela che viene dalla sua infanzia middle-class, figlio di una insegnante e di un proprietario di pub a Chester, dove l’Inghilterra sconfina nel Galles.

Craig dissente dai critici che hanno definito il suo Bond – quello di Casino Royale e Quantum Of Solace – uno «007 immusonito»: «Certo, ha visto morire la donna che amava, si è vendicato, in Casino Royale ha anche versato qualche lacrima, ma non ha perso il suo atteggiamento macho. Lo avete forse visto singhiozzare mentre scriveva sul diario? Gli avete forse visto cadere il moccio dal naso?». E ride.

È rapidamente diventato molto abile a schivare i paparazzi e le domande sulla sua vita privata: la moglie Rachel Weisz, attrice, sposata nel 2011; la figlia Ella, nata 18 anni fa da un matrimonio precedente; il figliastro Henry, che Rachel ha avuto 6 anni fa dal regista Darren Aronofsky; la casa che stanno cercando a Manhattan. Ma anche su questo, a lui piace scherzare: «Le invasioni nella mia privacy, più che barbariche, sono alcoliche. Lei non sa quante volte, durante un’intervista in un bar come questo, in piena mattina, qualcuno mi ha mandato un cameriere con un Martini cocktail».

Craig, che ha recentemente firmato per altri due film, sarà James Bond almeno fino al 2016. Almeno, nel senso che potrebbe restare anche di più, ma per ora preferisce rimanere vago sull’argomento. Ride quando gli chiedo un consiglio per quello che, prima o poi, sarà il suo successore: «Cerca di trovare il modo giusto. Sii bravo. Non fare cazzate».

Vanity Fair.

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White’s Club

White’s is a London gentlemen’s club, established at 4 Chesterfield Street in 1693 by Italian immigrant Francesco Bianco (AKA “Francis White”). Originally it was established to sell hot chocolate, a rare and expensive commodity at the time (and the source of its original title of “Mrs. White’s Chocolate House”). These “chocolate houses” were seen as hotbeds of dissent by Charles II, but many converted into fashionable and respectable gentlemen’s clubs like White’s.
As a side-business, tickets were sold there to the productions at King’s Theatre and Royal Drury Lane Theatre.
In the early 18th century, White’s was notorious as a gambling house and those who frequented it were known as “the gamesters of White’s.” Jonathan Swift referred to White’s as the “bane of half the English nobility.”
In 1778 it moved to numbers 37-38 St James’s Street, on the east side of the street. From 1783 it was the unofficial headquarters of the Tory party, while the Whigs’ Brooks’s club was just down the road. A few apolitical and affable gentlemen managed to belong to both. The new architecture featured a bow window on the ground floor. In the later 18th century, the table directly in front of it became a seat of privilege, the throne of the most socially influential men in the club. This belonged to the arbiter elegantiarum, Beau Brummell, until he removed to the Continent in 1816, when Lord Alvanley took the place of honour. It was here that Alvanley bet with a friend £3,000 as to which of two raindrops would first reach the bottom of a pane of the bow window.
This was not the most eccentric bet in White’s famous betting book. Some of those entries were on sports, but more often on political developments, especially during the chaotic years of the French Revolution and the Napoleonic wars. A good many were social bets, such as whether a friend would marry this year, or whom.
In the later 1970s, the exterior was painted azure with white trim.
One former club chairman was Ian Cameron, the father of the current British Prime Minister, David Cameron.

-White’s Club-
St.James Street 37-38
London

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Reform Club

The Reform Club was founded in 1836, in Pall Mall, in the centre of what is often called London’s Clubland. The founders commissioned a leading architect of the day, Charles Barry, to build an imposing and palatial clubhouse. It is as splendid today as when it opened in 1841. Membership was restricted to those who pledged support for the Great Reform Act of 1832, and the many MPs and Whig peers among the early members developed the Club as the political headquarters of the Liberal Party.
The Reform Club is no longer associated with any particular political party, and now serves a purely social function. And today’s Reformers are men and women drawn from many backgrounds and a wide field of professional life.

The Reform club
104 Pall Mall
London

http://www.reformclub.com/home

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Il product placement nel mondo di 007

È universalmente accettato che il Cinema rivesta a pieno titolo il ruolo di “Settima Arte”, a suo modo, esso rappresenta anche un insieme delle prime sei; le ingloba, le usa, le esprime, le studia e le rispetta.

Ciò che non tutti sanno è che molti film vengono venduti a scatola chiusa a emittenti satellitari, canali privati, reti statali straniere ancora prima che venga dato il primo “ciak”, tutto per poter avere a disposizione un capitale maggiore per sostenere le spese di produzione. Gli elementi essenziali dell’iter di produzione sono fondamentalmente quattro:

il capitale (budget)
il soggetto (script)
il regista (director)
il cast

A fronte di questo elenco, diviene più chiaro il concetto di cinema come industria.

La ricerca del capitale è la parte senza dubbio più noiosa e laboriosa, ma necessaria. Le modalità per avere il budget sono diverse. Innanzitutto la casa di produzione valuta se investire un capitale iniziale e/o se far subentrare produttori privati esterni (che percepiranno un ritorno economico su percentuali decise contrattualmente con gli studios), inoltre si può trovare del capitale aggiuntivo vendendo l’idea ancor prima che venga dato il primo ciak. Per una produzione storica e conosciuta come James Bond, molti Paesi esteri si dimostrano interessati all’idea e ne acquisiscono i diritti in esclusiva, versando un budget che si sommerà alla quota già stanziata dagli studios e dai produttori privati. Considerando la forza economica di 007, la casa di produzione mette “in vendita” spazi interni al film: sponsor privati possono dunque interagire con la produzione, inserendo i propri marchi, co-producendo l’opera e/o stanziando del nuovo budgetaffinché il loro brand possa essere visto all’interno del film.

Si profilano così i product placements che volgarmente, sono chiamati anche “sponsor occulti”, definibili come ilposizionamento di un prodotto: autovetture, alcolici, sigarette, televisori, computer, bevande, dolciumi, negozi, ristoranti o catene di fast-food divengono quindi oggetti o situazioni di scena, avendo la certezza di poter avere un ritorno di immagine in diversi Paesi del mondo.

Esistono tre differenti tipologie di posizionamento, che sono:

1.
Visuale (screen placement): il prodotto può essere pienamente visibile dallo spettatore e in tal caso garantisce la massima esposizione della marca, oppure può essere inserito sullo sfondo, sia in interni sia in esterni, come parte della scenografia. Nel secondo caso è evidente che è più difficile riconoscere il prodotto, a ciò si ovvia in genere con l’elevata frequenza o con la lunghezza del periodo di esposizione (ad esempio: l’autovettura usata da Bond).
2.
Verbale (script placement): consiste  nel far parlare del prodotto dai personaggi del film. Anche in questa regola  sono possibili diversi livelli di esposizione: il prodotto può essere l’oggetto di una discussione tra i protagonisti o uno scampolo casuale di conversazione tra due passanti o ancora, un break pubblicitario di una trasmissione radiofonica inserita nella scena (ad esempio 007 ordina il Martini o, come in “Skyfall”, beve una Heineken).
3.
Integrato (plot placement): consiste nel costruire la sceneggiatura in modo tale da attribuire al prodotto un ruolo sostanziale nello sviluppo della storia. In ambito cinematografico questa modalità risulta essere quella meno frequente sebbene nell’universo di James Bond l’autovettura sia sempre stata un tratto distintivo del protagonista (nonché della produzione).

Su quest’ultimo punto molto si è detto e molto ancora si dirà: gli appassionati della genesi cinematografica di 007 sono legati all’Aston Martin DB5, ma nell’arco dell’evoluzione narrativa, nonché dal cambiamento effettivo avuto nell’automotive, la spia britannica ha guidato differenti modelli di vetture, tutte dettate da ferree regole contrattuali e non certo dal guizzo di scelta dello sceneggiatore.

L’ambito automobilistico è stato il “re Mida” per la produzione poiché in tutte le pellicole c’è sempre stato un brand che ha siglato la possibilità di avere un product placement visuale e/o integrato. Ne sono esempi lampanti la suddetta Aston Martin, la AMC Matador (vista con le ali in “L’uomo dalla pistola d’oro”), la BMW (berlina e roadster – ma anche a due ruote – nei film con protagonista Pierce Brosnan), la Lotus Esprit (“La spia che mi amava”) o la Jaguar. Ma ci furono altre vetture utilizzate in fughe e/o da altri personaggi come: Mercedes, Citrôën, Ford, Land Rover, Ferrari o Alfa Romeo. L’automotive è stato e continuerà a essere uno dei perni centrali non solo della produzione ma anche dello stile e dell’estetica di Bond.

Anche Ian Fleming usava sovente indicare nomi di alcune griffetuttavia non ebbe mai vincoli contrattuali: da una parte il brandinserito era contento per la pubblicità gratuita e il fruitore dall’altra, poteva immedesimarsi meglio nei contesti di narrazione proprio grazie a oggetti che conosceva e/o che reputava importanti (orologi, macchine, pistole…).

Il product placement può essere visto sotto due distinte prospettive: da un lato costituisce una forma di pubblicità che arricchisce la strumentazione di marketing delle imprese e fornisce alla produzione cinematografica la possibilità di finanziare parte della produzione in corso. Dall’altro lato emerge come una necessità, dal fatto che prodotti e marche sono entrati a far parte in modo sempre più crescente della cultura e sono divenuti simboli portatori di significato, al di là degli aspetti meramente commerciali della comunicazione a essi relativa.

Le marche fanno parte del quotidiano perché hanno invaso lo spazio fisico e comunicativo degli individui e possono arricchirne la scenografia. In taluni casi, la marca assume il ruolo di vero e proprio referente per il consumatore, un elemento con cui confrontarsi quotidianamente. Pertanto non c’è da meravigliarsi se gli autori, sceneggiatori e tutti gli altri soggetti impegnati alla realizzazione di 007, impiegano prodotti e/o marche di uso corrente all’interno dei rispettivi periodi storici. Anzi, per esigenze di realismo sarebbe strano il contrario e cioè che i personaggi contemporanei, ad esempio, abitassero case senza beni di marca, non vedessero pubblicità in televisione e abitassero in città prive di cartelloni promozionali.

Quindi attraverso l’uso del product placement il cinema può mostrare di essere parte attiva del suo tempo (così come accennato nella prima parte agli istant movies), riuscendo a capire quali sono i prodotti culturali e commerciali d’uso contemporaneo e associandoli perfettamente ai personaggi e alla narrazione, riesce a mostrare altri significati oltre a quelli del semplice racconto.

Dal libro di Marco Paracchini

James Bond 1962/2012- Phasar Edizioni 

http://www.phasar.net

(prezzo 12,00 euro. In e-book 4,99 euro )

(Marco Paracchini)

passando per St.James street

St. James: una delle zone piu` piacevoli per fare acquisti nel West End di Londra e` St.James`s Street, un`ampia strada che corre dal Ritz a Piccadilly fino Pall Mall e al St.James`s Palace. Siamo nel cuore del quartiere dei club privati di Londra, un mondo esclusivo ed inaccessibile. Accessibili invece sono i bei negozi della zona, che vale la pena di esplorare.

James J. Fox: vendono sigari e Churchill era un loro cliente. In commercio dal 1787.

La farmacia di D.R. Harris risale al 1790.

Justerini s &Brooks: vendono vini dal 1749.

Le perle piu` preziose della collezione di St.James`s Street si trovano raggruppate in fondo alla via sul lato est. Qui, nel 1698, la vedova Bourne apri` una drogheria dove, fra le altre cose, vendeva caffe`. Oggi e` possibile vederne l`insegna al n.3 di St.James`s Street. E` una piazzetta deliziosa, la piu` piccola di Londra. I negozi piu` famosi si trovano ora ai numeri 3, 6 e 9.

Numero 3: Berry Brothers and Rudd. Negozio che vende vini. Nel 1923 creo` Cutty Sark Scots’ Whisky.

Numero 6: Lock and Company. Vendono cappelli esclusivi.

Numero 9: John Lobb. Famoso negozio di scarpe. Fanno anche le scarpe su richiesta. Un paio di scarpe costano una follia, ma durano molto a lungo.

Da visitare a Londra: James Smith & Sons

Mai senza un ombrello quando si cammina per Londra. Vi segnaliamo “il tempio” dell’ombrella inglese per eccellenza: James Smith & Sons.
The world famous James Smith and Sons Umbrella Shop was founded in 1830 and is still owned and run as a family business. For 175 years the company has been making umbrellas, sticks and canes for both ladies and gentlemen and their reputation as the home of the London umbrella is well justified.

The historic and beautiful shop is on New Oxford Street in the heart of London’s West End and is a stunning reminder of the Victorian period. The shop retains the original fittings designed and made by the master craftsman employed by the business and is a work of art in itself.

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David Mason, l’eleganza intramontabile di Saville Row

Interessante potervi riproporre un intervista che ho fatto qualche mese fa a David Mason, direttore creativo della sartoria Anthony Sinclair, poi recentemente incontrato a Londra in occasione del weekend con LE CERCLE. Ilario Citton

Mr.Mason, benvenuto in James Bond Web Italia, dove si parla di Inghilterra, stile, eleganza e James Bond. Come sta vivendo personalmente il cinquantesimo anniversario di 007, essendo il direttore creativo di Anthony Sinclair ? Ultimamente sono molto impegnato. Il 2012 è molto probabilmente l’anno più importante nella storia della Anthony Sinclair. Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di James Bond hanno rigenerato e rinnovato l’interesse per le origini della serie cinematografica, ed in particolar modo, verso il modo in cui Terence Young, il regista del primo film, “Licenza di uccidere” nel 1962 ha preso il personaggio di James Bond, inventato dalla fervida immaginazione di Ian Fleming e lo ha adattato e preparato per il grande schermo. Nella sua prima apparizione, 007 non era supportato da alcun gadget, ne dalla famosa Aston Martin, ma era un personaggio che aveva un certo stile, e Anthony Sinclair è stato uno strumento indispensabile nello sviluppo di questo particolare elemento. Sean Connery nei suoi primi film indossava i vostri magnifici abiti. Ci racconti brevemente come la sartoria realizzo’ il guardaroba di James Bond. Negli anni 50, Anthony Sinclair aveva provveduto a confezionare abiti civili per molti ufficiali dell’esercito britannico, tra i quali c’era un appartenente della “Irish Guardsman”, appunto Terence Young. Young, era figlio di un Commissario di Polizia della polizia municipale di Shanghai. Nato in Cina ed educato alla scuola pubblica; come il personaggio originale di James Bond, studiò Storia orientale al St. Catherine College, a Cambridge. Per molti Terence Young è sinonimo di James Bond, anzi è James Bond. Non c’è alcun dubbio sul fatto che incarnasse il suo profilo perfettamente. Un uomo colto, sofisticato “tombeur de femme”, vestito di eleganti abiti su misura, arguto e con la battuta sempre pronta, raffinato e versatile in materia di gusto e stile, un uomo cittadino del mondo. Era sicuramente l’uomo idoneo per preparare lo sconosciuto attore scozzese, Sean Connery, per il ruolo principe di “Licenza di uccidere”. Ha insegnato a Connery l’arte del portamento, e ha completato la sua trasformazione presentandolo direttamente al suo sarto di fiducia, Anthony Sinclair appunto, che lo ha elegantemente abbigliato dal primo film del 1962 per quasi dieci anni, fino a “Una cascata di diamanti” del 1971. Parliamo di Skyfall. Cosa tipo di film si aspetta di vedere? Sinceramente, non sono ancora sicuro su cosa aspettarmi. L’eccitazione che circonda il cinquantesimo anniversario aumenta l’impazienza per questo appuntamento. Penso sia interessante che i tanto sbandierati tagli al budget della produzione, che riflettono fedelmente gli attuali tempi di austerità, i quali potrebbero rimuovere quello strato di patina lucida dalla superficie. Potrebbe, in sintesi, non essere una cattiva cosa, specialmente con Sam Mendes in cabina di regia. Potrebbe esserci qualcosa di più profondo sotto la superficie. Quanti vostri abiti sono esposti alla mostra “Designing 007” ? Ci saranno tre completi molto importanti. Purtroppo la maggior parte degli abiti indossati da Sean Connery, nei primi film, oggi non ci sono più. Abbiamo quindi provveduto a realizzare nella maniera più accurata e fedele possibile due suoi abiti. Il vestito da sera di “Licenza di uccidere”, che è inoltre il primo abito che il pubblico ha visto indossare a James Bond, e poi, ovviamente, il preferito da tutti, il completo “Principe di Galles” indossato in “Goldfinger. C’è poi l’unico pezzo originale, ad oggi ancora presente, tirato fuori direttamente dagli archivi della Eon Productions, un soprabito blu scuro tipo “Chesterfield”, indossato da Connery in “Licenza di uccidere”, sopra al suo completo da sera. Mi dia una sua personale definizione di cosa significa avere stile? Lo stile è il modo in cui ognuno decide di definire e presentare se stesso agli altri. E’ la ragione principale che differisce una persona da un’altra, in antintesi con il significato di “alla moda”. La filosofia di Anthony Sinclair era quella di presentare un uomo ben vestito, piuttosto di un uomo che spiccasse tra la gente, (in fin dei conti Bond è sempre una spia, dopotutto), ed il look che creò per Connery, è la conferma della massima “semplice è meglio”. L’abilità era nel confezionare uno stile semplice, che fosse perfetto nei dettagli, dalla qualità alla rifinitura, dall’equilibrio all’armonia, nella forma e nella pulizia delle linee… gli elementi basilari che differenziarono James Bond dai suoi contemporanei. Quali tessuti sono stati utilizzati per gli abiti visti in Goldfinger e Dr.No? Per l’abito da sera di “Licenza di uccidere” venne utilizzato un tessuto color blu notte Barathea da 10 once, intessuto con lana merino al 71% e filato Super kid al 29%, dotatoci da Smith Woolens. Questo particolare modello, con il numero di referenza SW8810, era il tessuto perfetto per una fedele riproduzione dell’originale capolavoro di Anthony Sinclair. L’abito di Goldfinger, invece aveva una stoffa Super 120s Principe di Galles, proveniente da Holland e Sherry. Il suo numero di referenza è 749/016 ed è uguale all’originale in termini di colore e design, e ad oggi è ancora il nostro abito più venduto, per ovvie ragioni. Perche’ James Bond piace ancora cosi’ tanto, dopo ben cinquant’anni? James Bond rimane ancora oggi la figura di fantasia di riferimento. E’ colui che ogni uomo vorrebbe essere, ed ogni donna vorrebbe amare. E’ duro, impavido e ardito. Elegante, raffinato e sofisticato. Controllato e dal sangue freddo, nei momenti più pericolosi. E’ un cane sciolto, ma allo stesso tempo il più fedele alla sua patria, ed i suoi atti di eroismo vengono eseguiti con grande umiltà. E’ un bell’uomo, intelligente e affascinante. Guida le auto più belle e veloci, e flirta con le donne più belle. Viaggia nei posti più esotici e naturalmente indossa gli abiti più belli. Il mondo è cambiato negli ultimi 50 anni, ma penso che ognuno di noi, continui ad aspirare a questo genere di cose. Mr.Mason, vorrei passare a trovarla a fine Ottobre assieme ad alcuni associati di Le Cercle. Potremmo brindare assieme ai 50 anni di 007. Cosa ne dice? Sarei onorato di riceverla nel nostro negozio a Londra, e brindare assieme all’agente segreto più famoso del mondo. Che ne direbbe di un martini? Le Cercle ringrazia Mr.David Mason di Anthony Sinclair per la gentile disponibilita’ nei confronti del nostro club. Grazie a Pierfrancesco Stenti per la traduzione.

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Il gadget non può attendere

Almeno non quelli di 007, che in 50 anni di azione si è servito di veri “miracoli” per portare a termine le sue missioni. In occasione dell’uscita di SKYFALL, ecco come la licenza di uccidere è diventata sempre più tecnologica.

Di Ilario Citton, Presidente di Le Cercle

Nella longeva cinematografia di James Bond, che quest’anno festeggia cinquant’anni, i gadget sono sempre stati motivo di grande divertimento per appassionati e fan, sempre curiosi di poter scoprire di film in film, l’ultima invenzione della sezione Q. Missione Goldfinger rimane a oggi l’avventura di Bond che fece conoscere al mondo, con l’Aston Martin DB5, come il personaggio di Fleming non era solo un eroe vestito con abiti sartoriali, ma un agente equipaggiato delle più moderne tecnologie. La DB5 sostituisce la sua Bentley perchè a detta di Q era un’ auto superata. L’equipaggiamento è da paura: sedile eiettabile, azionato da un pulsante sulla leva del cambio, targhe intercambiabili, radar sul cruscotto, rostri sulle ruote, mitragliatrici. In Si vive solo due volte, 007 vola a bordo della Piccola Nellie, un girocopter che distrugge una dopo l’altro gli elicotteri del villain Sato. In Thunderball Q consegna a Bond un autorespiratore tascabile contenuto all’interno di un portasigari in metallo. Dopo l’era Connery, con l’arrivo di Roger Moore nel film Octopussy entrano in scena in scena gadget più sofisticati. Famoso è l’orologio Seiko Sports 100 dotato di una microspia collegata a un microfono inserito in una copia di uovo Fabergè. Ma è il Bond di Brosnan che esalta all’ennesima potenza i gadget come il momento più atteso in ogni avventura della spia inglese. In Il domani non muore mai, 007 guida una BMW con un cellulare Ericsson JB988 dotato di touch screen. Nei primi due ottimi Bond di Daniel Craig, la sezione Q non ha ancora trovato spazio, anche se in Casino Royale vediamo 007 a bordo della sua Aston Martin DBS, protagonista di una scena drammatica che mette a repentaglio la sua vita. Riuscirà a cavarsela miracolosamente, con l’aiuto di un defibrillatore portatile dato in dotazione dall’Mi6. Ecco perchè attorno a Skyfall l’attesa è notevole, e il ritorno di Q, interpretato da Ben Wishaw in stile sixties, ripagherà ampiamente, ne siamo sicuri, noi tutti appassionati, che potremo rivivere ancora una volta l’emozione del binomio Bond/gadget.

Articolo pubblicato sul numero di Novembre di BEST MOVIE.