Reform Club

The Reform Club was founded in 1836, in Pall Mall, in the centre of what is often called London’s Clubland. The founders commissioned a leading architect of the day, Charles Barry, to build an imposing and palatial clubhouse. It is as splendid today as when it opened in 1841. Membership was restricted to those who pledged support for the Great Reform Act of 1832, and the many MPs and Whig peers among the early members developed the Club as the political headquarters of the Liberal Party.
The Reform Club is no longer associated with any particular political party, and now serves a purely social function. And today’s Reformers are men and women drawn from many backgrounds and a wide field of professional life.

The Reform club
104 Pall Mall
London

http://www.reformclub.com/home

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Il product placement nel mondo di 007

È universalmente accettato che il Cinema rivesta a pieno titolo il ruolo di “Settima Arte”, a suo modo, esso rappresenta anche un insieme delle prime sei; le ingloba, le usa, le esprime, le studia e le rispetta.

Ciò che non tutti sanno è che molti film vengono venduti a scatola chiusa a emittenti satellitari, canali privati, reti statali straniere ancora prima che venga dato il primo “ciak”, tutto per poter avere a disposizione un capitale maggiore per sostenere le spese di produzione. Gli elementi essenziali dell’iter di produzione sono fondamentalmente quattro:

il capitale (budget)
il soggetto (script)
il regista (director)
il cast

A fronte di questo elenco, diviene più chiaro il concetto di cinema come industria.

La ricerca del capitale è la parte senza dubbio più noiosa e laboriosa, ma necessaria. Le modalità per avere il budget sono diverse. Innanzitutto la casa di produzione valuta se investire un capitale iniziale e/o se far subentrare produttori privati esterni (che percepiranno un ritorno economico su percentuali decise contrattualmente con gli studios), inoltre si può trovare del capitale aggiuntivo vendendo l’idea ancor prima che venga dato il primo ciak. Per una produzione storica e conosciuta come James Bond, molti Paesi esteri si dimostrano interessati all’idea e ne acquisiscono i diritti in esclusiva, versando un budget che si sommerà alla quota già stanziata dagli studios e dai produttori privati. Considerando la forza economica di 007, la casa di produzione mette “in vendita” spazi interni al film: sponsor privati possono dunque interagire con la produzione, inserendo i propri marchi, co-producendo l’opera e/o stanziando del nuovo budgetaffinché il loro brand possa essere visto all’interno del film.

Si profilano così i product placements che volgarmente, sono chiamati anche “sponsor occulti”, definibili come ilposizionamento di un prodotto: autovetture, alcolici, sigarette, televisori, computer, bevande, dolciumi, negozi, ristoranti o catene di fast-food divengono quindi oggetti o situazioni di scena, avendo la certezza di poter avere un ritorno di immagine in diversi Paesi del mondo.

Esistono tre differenti tipologie di posizionamento, che sono:

1.
Visuale (screen placement): il prodotto può essere pienamente visibile dallo spettatore e in tal caso garantisce la massima esposizione della marca, oppure può essere inserito sullo sfondo, sia in interni sia in esterni, come parte della scenografia. Nel secondo caso è evidente che è più difficile riconoscere il prodotto, a ciò si ovvia in genere con l’elevata frequenza o con la lunghezza del periodo di esposizione (ad esempio: l’autovettura usata da Bond).
2.
Verbale (script placement): consiste  nel far parlare del prodotto dai personaggi del film. Anche in questa regola  sono possibili diversi livelli di esposizione: il prodotto può essere l’oggetto di una discussione tra i protagonisti o uno scampolo casuale di conversazione tra due passanti o ancora, un break pubblicitario di una trasmissione radiofonica inserita nella scena (ad esempio 007 ordina il Martini o, come in “Skyfall”, beve una Heineken).
3.
Integrato (plot placement): consiste nel costruire la sceneggiatura in modo tale da attribuire al prodotto un ruolo sostanziale nello sviluppo della storia. In ambito cinematografico questa modalità risulta essere quella meno frequente sebbene nell’universo di James Bond l’autovettura sia sempre stata un tratto distintivo del protagonista (nonché della produzione).

Su quest’ultimo punto molto si è detto e molto ancora si dirà: gli appassionati della genesi cinematografica di 007 sono legati all’Aston Martin DB5, ma nell’arco dell’evoluzione narrativa, nonché dal cambiamento effettivo avuto nell’automotive, la spia britannica ha guidato differenti modelli di vetture, tutte dettate da ferree regole contrattuali e non certo dal guizzo di scelta dello sceneggiatore.

L’ambito automobilistico è stato il “re Mida” per la produzione poiché in tutte le pellicole c’è sempre stato un brand che ha siglato la possibilità di avere un product placement visuale e/o integrato. Ne sono esempi lampanti la suddetta Aston Martin, la AMC Matador (vista con le ali in “L’uomo dalla pistola d’oro”), la BMW (berlina e roadster – ma anche a due ruote – nei film con protagonista Pierce Brosnan), la Lotus Esprit (“La spia che mi amava”) o la Jaguar. Ma ci furono altre vetture utilizzate in fughe e/o da altri personaggi come: Mercedes, Citrôën, Ford, Land Rover, Ferrari o Alfa Romeo. L’automotive è stato e continuerà a essere uno dei perni centrali non solo della produzione ma anche dello stile e dell’estetica di Bond.

Anche Ian Fleming usava sovente indicare nomi di alcune griffetuttavia non ebbe mai vincoli contrattuali: da una parte il brandinserito era contento per la pubblicità gratuita e il fruitore dall’altra, poteva immedesimarsi meglio nei contesti di narrazione proprio grazie a oggetti che conosceva e/o che reputava importanti (orologi, macchine, pistole…).

Il product placement può essere visto sotto due distinte prospettive: da un lato costituisce una forma di pubblicità che arricchisce la strumentazione di marketing delle imprese e fornisce alla produzione cinematografica la possibilità di finanziare parte della produzione in corso. Dall’altro lato emerge come una necessità, dal fatto che prodotti e marche sono entrati a far parte in modo sempre più crescente della cultura e sono divenuti simboli portatori di significato, al di là degli aspetti meramente commerciali della comunicazione a essi relativa.

Le marche fanno parte del quotidiano perché hanno invaso lo spazio fisico e comunicativo degli individui e possono arricchirne la scenografia. In taluni casi, la marca assume il ruolo di vero e proprio referente per il consumatore, un elemento con cui confrontarsi quotidianamente. Pertanto non c’è da meravigliarsi se gli autori, sceneggiatori e tutti gli altri soggetti impegnati alla realizzazione di 007, impiegano prodotti e/o marche di uso corrente all’interno dei rispettivi periodi storici. Anzi, per esigenze di realismo sarebbe strano il contrario e cioè che i personaggi contemporanei, ad esempio, abitassero case senza beni di marca, non vedessero pubblicità in televisione e abitassero in città prive di cartelloni promozionali.

Quindi attraverso l’uso del product placement il cinema può mostrare di essere parte attiva del suo tempo (così come accennato nella prima parte agli istant movies), riuscendo a capire quali sono i prodotti culturali e commerciali d’uso contemporaneo e associandoli perfettamente ai personaggi e alla narrazione, riesce a mostrare altri significati oltre a quelli del semplice racconto.

Dal libro di Marco Paracchini

James Bond 1962/2012- Phasar Edizioni 

http://www.phasar.net

(prezzo 12,00 euro. In e-book 4,99 euro )

(Marco Paracchini)

passando per St.James street

St. James: una delle zone piu` piacevoli per fare acquisti nel West End di Londra e` St.James`s Street, un`ampia strada che corre dal Ritz a Piccadilly fino Pall Mall e al St.James`s Palace. Siamo nel cuore del quartiere dei club privati di Londra, un mondo esclusivo ed inaccessibile. Accessibili invece sono i bei negozi della zona, che vale la pena di esplorare.

James J. Fox: vendono sigari e Churchill era un loro cliente. In commercio dal 1787.

La farmacia di D.R. Harris risale al 1790.

Justerini s &Brooks: vendono vini dal 1749.

Le perle piu` preziose della collezione di St.James`s Street si trovano raggruppate in fondo alla via sul lato est. Qui, nel 1698, la vedova Bourne apri` una drogheria dove, fra le altre cose, vendeva caffe`. Oggi e` possibile vederne l`insegna al n.3 di St.James`s Street. E` una piazzetta deliziosa, la piu` piccola di Londra. I negozi piu` famosi si trovano ora ai numeri 3, 6 e 9.

Numero 3: Berry Brothers and Rudd. Negozio che vende vini. Nel 1923 creo` Cutty Sark Scots’ Whisky.

Numero 6: Lock and Company. Vendono cappelli esclusivi.

Numero 9: John Lobb. Famoso negozio di scarpe. Fanno anche le scarpe su richiesta. Un paio di scarpe costano una follia, ma durano molto a lungo.

Da visitare a Londra: James Smith & Sons

Mai senza un ombrello quando si cammina per Londra. Vi segnaliamo “il tempio” dell’ombrella inglese per eccellenza: James Smith & Sons.
The world famous James Smith and Sons Umbrella Shop was founded in 1830 and is still owned and run as a family business. For 175 years the company has been making umbrellas, sticks and canes for both ladies and gentlemen and their reputation as the home of the London umbrella is well justified.

The historic and beautiful shop is on New Oxford Street in the heart of London’s West End and is a stunning reminder of the Victorian period. The shop retains the original fittings designed and made by the master craftsman employed by the business and is a work of art in itself.

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David Mason, l’eleganza intramontabile di Saville Row

Interessante potervi riproporre un intervista che ho fatto qualche mese fa a David Mason, direttore creativo della sartoria Anthony Sinclair, poi recentemente incontrato a Londra in occasione del weekend con LE CERCLE. Ilario Citton

Mr.Mason, benvenuto in James Bond Web Italia, dove si parla di Inghilterra, stile, eleganza e James Bond. Come sta vivendo personalmente il cinquantesimo anniversario di 007, essendo il direttore creativo di Anthony Sinclair ? Ultimamente sono molto impegnato. Il 2012 è molto probabilmente l’anno più importante nella storia della Anthony Sinclair. Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di James Bond hanno rigenerato e rinnovato l’interesse per le origini della serie cinematografica, ed in particolar modo, verso il modo in cui Terence Young, il regista del primo film, “Licenza di uccidere” nel 1962 ha preso il personaggio di James Bond, inventato dalla fervida immaginazione di Ian Fleming e lo ha adattato e preparato per il grande schermo. Nella sua prima apparizione, 007 non era supportato da alcun gadget, ne dalla famosa Aston Martin, ma era un personaggio che aveva un certo stile, e Anthony Sinclair è stato uno strumento indispensabile nello sviluppo di questo particolare elemento. Sean Connery nei suoi primi film indossava i vostri magnifici abiti. Ci racconti brevemente come la sartoria realizzo’ il guardaroba di James Bond. Negli anni 50, Anthony Sinclair aveva provveduto a confezionare abiti civili per molti ufficiali dell’esercito britannico, tra i quali c’era un appartenente della “Irish Guardsman”, appunto Terence Young. Young, era figlio di un Commissario di Polizia della polizia municipale di Shanghai. Nato in Cina ed educato alla scuola pubblica; come il personaggio originale di James Bond, studiò Storia orientale al St. Catherine College, a Cambridge. Per molti Terence Young è sinonimo di James Bond, anzi è James Bond. Non c’è alcun dubbio sul fatto che incarnasse il suo profilo perfettamente. Un uomo colto, sofisticato “tombeur de femme”, vestito di eleganti abiti su misura, arguto e con la battuta sempre pronta, raffinato e versatile in materia di gusto e stile, un uomo cittadino del mondo. Era sicuramente l’uomo idoneo per preparare lo sconosciuto attore scozzese, Sean Connery, per il ruolo principe di “Licenza di uccidere”. Ha insegnato a Connery l’arte del portamento, e ha completato la sua trasformazione presentandolo direttamente al suo sarto di fiducia, Anthony Sinclair appunto, che lo ha elegantemente abbigliato dal primo film del 1962 per quasi dieci anni, fino a “Una cascata di diamanti” del 1971. Parliamo di Skyfall. Cosa tipo di film si aspetta di vedere? Sinceramente, non sono ancora sicuro su cosa aspettarmi. L’eccitazione che circonda il cinquantesimo anniversario aumenta l’impazienza per questo appuntamento. Penso sia interessante che i tanto sbandierati tagli al budget della produzione, che riflettono fedelmente gli attuali tempi di austerità, i quali potrebbero rimuovere quello strato di patina lucida dalla superficie. Potrebbe, in sintesi, non essere una cattiva cosa, specialmente con Sam Mendes in cabina di regia. Potrebbe esserci qualcosa di più profondo sotto la superficie. Quanti vostri abiti sono esposti alla mostra “Designing 007” ? Ci saranno tre completi molto importanti. Purtroppo la maggior parte degli abiti indossati da Sean Connery, nei primi film, oggi non ci sono più. Abbiamo quindi provveduto a realizzare nella maniera più accurata e fedele possibile due suoi abiti. Il vestito da sera di “Licenza di uccidere”, che è inoltre il primo abito che il pubblico ha visto indossare a James Bond, e poi, ovviamente, il preferito da tutti, il completo “Principe di Galles” indossato in “Goldfinger. C’è poi l’unico pezzo originale, ad oggi ancora presente, tirato fuori direttamente dagli archivi della Eon Productions, un soprabito blu scuro tipo “Chesterfield”, indossato da Connery in “Licenza di uccidere”, sopra al suo completo da sera. Mi dia una sua personale definizione di cosa significa avere stile? Lo stile è il modo in cui ognuno decide di definire e presentare se stesso agli altri. E’ la ragione principale che differisce una persona da un’altra, in antintesi con il significato di “alla moda”. La filosofia di Anthony Sinclair era quella di presentare un uomo ben vestito, piuttosto di un uomo che spiccasse tra la gente, (in fin dei conti Bond è sempre una spia, dopotutto), ed il look che creò per Connery, è la conferma della massima “semplice è meglio”. L’abilità era nel confezionare uno stile semplice, che fosse perfetto nei dettagli, dalla qualità alla rifinitura, dall’equilibrio all’armonia, nella forma e nella pulizia delle linee… gli elementi basilari che differenziarono James Bond dai suoi contemporanei. Quali tessuti sono stati utilizzati per gli abiti visti in Goldfinger e Dr.No? Per l’abito da sera di “Licenza di uccidere” venne utilizzato un tessuto color blu notte Barathea da 10 once, intessuto con lana merino al 71% e filato Super kid al 29%, dotatoci da Smith Woolens. Questo particolare modello, con il numero di referenza SW8810, era il tessuto perfetto per una fedele riproduzione dell’originale capolavoro di Anthony Sinclair. L’abito di Goldfinger, invece aveva una stoffa Super 120s Principe di Galles, proveniente da Holland e Sherry. Il suo numero di referenza è 749/016 ed è uguale all’originale in termini di colore e design, e ad oggi è ancora il nostro abito più venduto, per ovvie ragioni. Perche’ James Bond piace ancora cosi’ tanto, dopo ben cinquant’anni? James Bond rimane ancora oggi la figura di fantasia di riferimento. E’ colui che ogni uomo vorrebbe essere, ed ogni donna vorrebbe amare. E’ duro, impavido e ardito. Elegante, raffinato e sofisticato. Controllato e dal sangue freddo, nei momenti più pericolosi. E’ un cane sciolto, ma allo stesso tempo il più fedele alla sua patria, ed i suoi atti di eroismo vengono eseguiti con grande umiltà. E’ un bell’uomo, intelligente e affascinante. Guida le auto più belle e veloci, e flirta con le donne più belle. Viaggia nei posti più esotici e naturalmente indossa gli abiti più belli. Il mondo è cambiato negli ultimi 50 anni, ma penso che ognuno di noi, continui ad aspirare a questo genere di cose. Mr.Mason, vorrei passare a trovarla a fine Ottobre assieme ad alcuni associati di Le Cercle. Potremmo brindare assieme ai 50 anni di 007. Cosa ne dice? Sarei onorato di riceverla nel nostro negozio a Londra, e brindare assieme all’agente segreto più famoso del mondo. Che ne direbbe di un martini? Le Cercle ringrazia Mr.David Mason di Anthony Sinclair per la gentile disponibilita’ nei confronti del nostro club. Grazie a Pierfrancesco Stenti per la traduzione.

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Il gadget non può attendere

Almeno non quelli di 007, che in 50 anni di azione si è servito di veri “miracoli” per portare a termine le sue missioni. In occasione dell’uscita di SKYFALL, ecco come la licenza di uccidere è diventata sempre più tecnologica.

Di Ilario Citton, Presidente di Le Cercle

Nella longeva cinematografia di James Bond, che quest’anno festeggia cinquant’anni, i gadget sono sempre stati motivo di grande divertimento per appassionati e fan, sempre curiosi di poter scoprire di film in film, l’ultima invenzione della sezione Q. Missione Goldfinger rimane a oggi l’avventura di Bond che fece conoscere al mondo, con l’Aston Martin DB5, come il personaggio di Fleming non era solo un eroe vestito con abiti sartoriali, ma un agente equipaggiato delle più moderne tecnologie. La DB5 sostituisce la sua Bentley perchè a detta di Q era un’ auto superata. L’equipaggiamento è da paura: sedile eiettabile, azionato da un pulsante sulla leva del cambio, targhe intercambiabili, radar sul cruscotto, rostri sulle ruote, mitragliatrici. In Si vive solo due volte, 007 vola a bordo della Piccola Nellie, un girocopter che distrugge una dopo l’altro gli elicotteri del villain Sato. In Thunderball Q consegna a Bond un autorespiratore tascabile contenuto all’interno di un portasigari in metallo. Dopo l’era Connery, con l’arrivo di Roger Moore nel film Octopussy entrano in scena in scena gadget più sofisticati. Famoso è l’orologio Seiko Sports 100 dotato di una microspia collegata a un microfono inserito in una copia di uovo Fabergè. Ma è il Bond di Brosnan che esalta all’ennesima potenza i gadget come il momento più atteso in ogni avventura della spia inglese. In Il domani non muore mai, 007 guida una BMW con un cellulare Ericsson JB988 dotato di touch screen. Nei primi due ottimi Bond di Daniel Craig, la sezione Q non ha ancora trovato spazio, anche se in Casino Royale vediamo 007 a bordo della sua Aston Martin DBS, protagonista di una scena drammatica che mette a repentaglio la sua vita. Riuscirà a cavarsela miracolosamente, con l’aiuto di un defibrillatore portatile dato in dotazione dall’Mi6. Ecco perchè attorno a Skyfall l’attesa è notevole, e il ritorno di Q, interpretato da Ben Wishaw in stile sixties, ripagherà ampiamente, ne siamo sicuri, noi tutti appassionati, che potremo rivivere ancora una volta l’emozione del binomio Bond/gadget.

Articolo pubblicato sul numero di Novembre di BEST MOVIE.

Skyfall, un film da Oscar

La corsa di 007 – Skyfall potrebbe durare ancora a lungo. Non parliamo tanto della pioggia di milioni di dollari che continuerà ad arrivare dal botteghino statunitense (e internazionale) o dello sfruttamento in home video del film.

Parliamo di possibilità di concorrere alla competizione degli Oscar dove, stando a Deadline, potrebbe essere inserito nella categoria di Miglior Film insieme a un’altra pellicola, Lincoln, per la quale molti parlavano già di papabile candidatura alla statuetta di Miglior Attore Protagonista.

Ecco cosa scrive il sito:

James Bond e Abramo Lincoln hanno entrambi avuto un ottimo riscontro al box office, ma hanno anche letteralmente steso la commissione dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences al Samuel Goldwyn Theatre, attirando a loro le attenzioni di tutti e ottenendo le maggiori possibilità di venir tenuti in considerazione per gli Oscar. Se per Lincoln era previsto, per il film della Sony/MgM/Eon non era altrettanto scontato, ma grazie all’incredibile esito commerciale superiore a qualsiasi altro Bond Movie e alle recensioni oltremodo lusinghiere, Skyfall sta emergendo come papabile contendente per il Miglior Film. Uno dei membri mi ha rivelato che, secondo lui, si tratta di materiale da Oscar ed è stato seguito dalle affermazioni di un secondo esponente, auto-proclamatosi super fan di Bond, che lo ha definito come il miglior capitolo dell’epopea.

I film del franchise di James Bond hanno storicamente avuto un rapporto abbastanza freddo con gli Oscar. Sono state solo 7 le nomination ricevute in 50 anni e, ovviamente, si è trattato di candidature che hanno toccato principalmente l’aspetto musicale e sonoro dei vari lungometraggi. Le statuette dorate vinte sono state due, una per gli effetti sonori di Agente 007 – Missione Goldfinger e una per gli effetti speciali di Agente 007 – Thunderball: Operazione tuono.

Ma, come suggerisce lo stesso Deadline citando il titolo di una pellicola della serie “Mai dire mai” a James Bond…

Francesco Prando, la grande voce di James Bond

Benvenuto su Mr.Bond, Francesco. Che tipo di emozioni ti ha dato doppiare per la prima volta Daniel Craig in Casino Royale?
F.P–Avevo doppiato Daniel Craig prima di Casino Royale altre due volte,una delle quali con la direzione di Sandro Acerbo, che poi è stato il direttore anche di “Casino Royale”. Doppiare 007 non posso definirlo un punto di arrivo ma è sicuramente un vanto, un onore doppiare un personaggio del genere, oltretutto essendo accostati a mostri sacri del passato, primo fra tutti Pino Locchi, “La” voce di James Bond per antonomasia, ovvero di Sean Connery! Ed è comunque il fiore all’occhiello del mio curriculum. Craig è un attore particolare, interpreta un bond diverso, più umano, più violento, più cattivo… uccide, si inna-mora, sbaglia.., è stato un approccio complicato ma stimolante, abbiamo studiato molto per cercare di prenderlo in tutte le sue sfumature,e all’inizio ero sicuramente intimorito al pensiero di dare la mia vocea un’icona del cinema, ma poi siamo riusciti a trovare la chiave giusta,e tutto è venuto come per magia! Poi poter dire “il mio nome è Bond,James Bond”……! In “Casino Royale” lo dice una sola volta, ed è l’ultima battuta del film, è stata una goduria stratosferica!!!!!!
Prima di doppiare un film come ti prepari?
F.P–Non facciamo una preparazione particolare, io ho cominciato il lavoro senza aver visto il film, non possiamo per problemi di sicurezza, e quindi è un “work in progress”, c’è molta collaborazione fra noi attori, il direttore e il responsabile della produzione, e insieme lavoriamo affinche’ il personaggio prenda la piega giusta.
i fan italiani di 007 sono molto soddisfatti del tuo lavoro, sei riuscito a migliorare l’interpretazione che Craig da a Bond. Da Casino Royale a Quantum of Solace, hai dovuto modificare qualcosa al tuo personale approccio al doppiaggio?
F.P–Sono contento che il mio lavoro sia stato apprezzato, anche perchè l’impegno è stato totale, ma devo dire che trovo craig un ottimo attore, ha molte sfumature a volte anche impercettibili, ma determinanti alla riuscita del personaggio: un attore non bravo è molto più difficile da doppiare, devo dire che lui mi aiuta molto. Non ho modificato in modo particolare il mio approcccio al doppiaggio, ma sono stato molto attento alle sue espressioni, cercando di cogliere ogni minima sfumatura, e soprattutto ho cercato di doppiarlo guardando più che la bocca gli occhi, e questo mi ha aiutato molto.

Quanto tempo è necessario per doppiare un film di 007?
F.P–Per doppiare un film di 007 ci vuole circa un mese di sala di registrazione, dipende da quanto è parlato il film, poi c’è la sincronizzazione,il mix, tutta la post produzione, in tutto poco meno di due mesi.
Quando inizierai a doppiare Skyfall?
F.P—Inizierò verso la metà di settembre, il film dovrebbe uscire a novembre. In rete si può trovare il primo trailer che ho doppiato circa un mese fa, ma penso che prima dell’uscita ne arriveranno altri……
Qual’è stato, tra i 22 film di James Bond, quello che ti è piaciuto di più in termini di sceneggiatura e doppiaggio?
F.P—Ho adorato i primi bond, avevano un fascino pazzesco, il mio preferito rimane “Goldfinger” e poi mi è piaciuto tantissimo “CasinoRoyale”, chissà perchè? Forse sono un pò di parte!Come si diventa doppiatori?
Raccontaci brevemente come hai iniziato a fare questa meravigliosa professione.
F.P–Il doppiaggio è una “specializzazione” dell’attore, si comincia spesso da bambini, o dopo aver frequentato l’accademia, i modi sono tanti…..Io vengo da una famiglia di attori, mio nonno era Checco Durante, un famoso attore dialettale romano, tutti a casa recitavano, e mio padre e mio zio erano due direttori di doppiaggio. Inizialmente suonavo e volevo fare il musicista, poi per necessità ho voluto provare, e ho cominciato a lavorare un pò con mio padre. Avevo 19 anni, quindi non ero un bambino, ma è scoppiata in me una grande passione per questo lavoro. Ho cominciato a fare provini in giro, ne ho vinto uno con un direttore della vecchia guardia, Mario Colli, per una serie americana molto lunga, e dopo due anni passati a imparare con lui vinsi il primo provino importante per il cinema: doppiai Nicholas Cage in”Birdy” di Alan Parker. Ricordo che andai al cinema a vederlo da solo,e quando finì, capii che quello sarebbe stato il mio lavoro. Ancora oggi penso che quella sia stata forse la cosa migliore che abbia mai fatto.
Tornando a Bond: meglio Sean Connery o Daniel Craig?
F.P—Penso che fare un paragone tra Daniel Craig e Sean Connery sia dav-vero impossibile, troppo diversi i tempi, il modo di recitare, oggi latecnologia rende possibili effetti pazzeschi, ma James Bond è e rimarra’ sempre Sean Connery!
Il trailer di Skyfall ha rivelato poco del nuovo e attesissimo film.Dacci un tuo parere personale.
F.P—Il film è ancora in preparazione, il trailer che ho fatto fa capire davvero poco, ma dà subito l’idea di quello che ci aspetta e il cast è stellare, credo proprio che non rimarremo delusi.
Intervista di Ilario Citton, pubblicata su MR.BOND N.17- Ottobre 2012.

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Sir Roger Moore: Skyfall è fantastico!

Sir Roger Moore ha preannunciato che Skyfall sarà un grande successo. Questa sua esternazione viene dopo aver parteciato ad una proiezione privata, che si è tenuta lo scorso weekend. Il suo giudizio in proposito non può che essere positivo. Intervenendo a “An evening with Roger Moore” al Rose Theatre a Kingston upon Thames, l’attore ha rivelato: “Sono stato invitato domenica scorsa ad una proiezione privata di Skyfall. Ho sempre detto che il miglior James Bond di sempre è ovviamente Sean (Connery), ma sono felice di poter dire che, il prossimo 26 ottbre, quando Skyfall uscirà nelle sale, sarà il più grande film di James Bond di sempre, e che Daniel si appresta a diventare il miglior Bond della storia. E’ semplicemente fantastico!” Fonte: http://commanderbond.net/